HOME | CHI SIAMO | CONTATTI | MAPPA SITO | LINKS
HOME | CHI SIAMO | DIFESA LEGALE | INFORTUNI | PER LA FAMIGLIA
AREA CONVENZIONI | AREA PARTNERS | DIVENTA NOSTRO PARTNER
 
CONTENZIOSO IN SANITA'

"COSÍ MI HANNO RESA CIECA PER UN RITOCCO ESTETICO"

Chiara Pozzi Giacosa rimase completamente cieca nel 2004. Aveva 62 anni, voleva eliminare quella pelle che l'età aveva reso sovrabbondante sulle palpebre e rinfrescare lo sguardo...

Fonte: Corriere della Sera
6 febbraio 2009

Continua...Scarica pdf

 

 

CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE - SENTENZA DEL 30.12.2008 N. 48379

Scarica pdf

 

 

TOGLIERE LA PAURA AI MEDICI

Togliere la paura ai camici bianchi sul fronte degli errori medici. Sia sul piano della responsabilità civile, che a livello penale. Tutto per dare più garanzie al cittadino e maggiore sicurezza agli addetti al lavoro.

Scarica pdf

 

 

RESPONSABILITA' IN MEDICINA

Grava sul medico l'onere di provare la speciale difficoltà dell'intervento chirurgico.
Cassazione civile, Sentenza 8.10.2008 n. 24791

Scarica pdf

 

 

SLITTA L'EXTRAMOENIA ALLARGATA

E' stato approvato da parte del Senato un emendamento al DL 154 che dispone lo slittamento del termine per l'esercizio della libera professione intramoenia in strutture esterne a quelle pubbliche.

Scarica pdf

 

 

PERIZIA MEDICO LEGALE
da Sole 24 ore - Risposta 4522

Scarica pdf

 

 

IL DANNO ESISTENZIALE NON ESISTE COME FIGURA AUTONOMA

La Cassazione abbatte i risarcimenti civili facendo tirare un grosso respiro di sollievo alle assicurazioni, le più preoccupate di dover pagare tanti tipi di danno. Infatti quello esistenziale non esiste come figura autonoma e quindi tutte le voci di danno morale, alla vita familiare, alla sessualità e in genere ai diritti costituzionalmente garantiti, rientreranno in quello non patrimoniale.

Scarica le sentenze

 

 

MANCA IL CONSENSO INFORMATO: CONFIGURABILE IL REATO DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE?
CASSAZIONE PENALE, SEZ. IV, SENTENZA 14.03.2008 N° 11335 (LUCA D'APOLLO)

Fonte: altalex.com
Luca D'Apollo
26 maggio 2008

SCARICA pdf

 

 

L'Avvocato in corsia
(da Io Donna, inserto de Corriere della Sera)

SCARICA pdf
 

CORTE DEI CONTI REGIONE SICILIA SENTENZA NR 2240-2006

CONTINUA...  SCARICA pdf

 

 

CORTE DEI CONTI REGIONE SICILIA SENTENZA NR 303-A-2007

CONTINUA...  SCARICA pdf

 

 

CORTE di CASSAZIONE – PENALE - ( non corretto dosaggio nella somministrazione dei farmaci: condanna per omicidio colposo )

§ - il medico, nella vicenda di specie, non ha violato un comando omettendo di intervenire in un caso che richiedeva la sua attivazione, ma ha violato il divieto di somministrare le terapie in dosaggi superiori a quelli previsti e senza tener conto della pericolosità dei fattori di accumulo.
I giudici di merito ritenevano accertato il sovradosaggio ed escludevano che l'evento mortale potesse essere stato provocato da altri fattori causali quale l’ingestione per via orale - volontaria o casuale - del farmaco contenente il principio attivo che doveva essere somministrato per via parenterale e un metabolita del quale era stato rinvenuto nello stomaco della persona deceduta.

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini
25 febbraio 2008

 

 

TAR LAZIO Roma ( illegittimo il diniego dell’ASL alla richiesta di accesso ai registri del reparto di pronto soccorso e medicina )

§ - è illegittimo il diniego di accesso ai registri dei reparti di pronto soccorso e medicina opposto dalla ASL al dirigente medico interessato a ricostruire le sue prestazioni di servizio in detti reparti in quanto il sanitario agisce per la tutela di un interesse che coinvolge posizioni relative al diritto al lavoro e alla salute, costituzionalmente garantite e di rango paritario, mentre per la tutela della riservatezza dei pazienti potranno essere oscurati i nominativi .

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini
13 febbraio 2008

 

 

CORTE dei CONTI Lazio – ( condanna per i medici che percepivano normale retribuzione anche per le ore di visite private intramoenia)

vanno condannati, sussistendo il dolo, i medici in regime di intramoenia per la quota di danno relativa alla retribuzione percepita durante le ore in cui hanno svolto attività privata, ognuno per la quota relativa nonché per la voce di danno da disservizio generato dal comportamento poco consono ai doveri d'ufficio tenuto dagli stessi medici ed individuabile - quanto meno - nella distrazione di detti medici dai doveri di servizio cui erano tenuti per rapporto contrattuale con l'Azienda

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini
11 febbraio 2008

 

 

CASSAZIONE PENALE – ( pesante condanna per il naturopata che allontanava una donna affetta da carcinoma mammario dalla medicina ufficiale)

Pesante condanna per il naturopata che allontanava una donna affetta da carcinoma mammario dalla medicina ufficiale sottoponendola a “succhi di carota, terra delle Dolomiti ed altro

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini
06 febbraio 2008

 

 

CASSAZIONE CIVILE Sez. Unite – ( responsabilità del Ministero della Salute per AIDS ed epatiti conseguenza di emotrasfusioni ed impiego di emoderivati)

Premesso che sul Ministero della Salute gravava un obbligo di controllo, direttive e vigilanza in materia di impiego di sangue umano per uso terapeutico (emotrasfusioni o preparazione di emoderivati) anche strumentale alle funzioni di programmazione e coordinamento in materia sanitaria, affinché fosse utilizzato sangue non infetto e proveniente da donatori conformi agli standards di esclusione di rischi, il giudice, accertata l'omissione di tali attività, accertata, altresì, con riferimento all'epoca di produzione del preparato, la conoscenza oggettiva ai più alti livelli scientifici della possibile veicolazione di virus attraverso sangue infetto ed accertata - infine - l'esistenza di una patologia da virus HIV o HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'insorgenza della malattia, e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito la versificazione dell'evento.

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini
04 febbraio 2008

 

 

CASSAZIONE CIVILE – ( incidente stradale: risarcibile il danno futuro del medico chirurgo coinvolto)

la giovane età del professionista, la sua stabile partecipazione, precedentemente al sinistro, all'equipe operatoria dell'ospedale, lo svolgimento per opera sua di un gran numero di interventi eseguiti nel reparto, la riduzione della funzionalità della mano destra tale da incidere al 75% sulla sua capacità lavorativa specifica, così da impedirgli o rendergli estremamente difficili le manovre tipiche del chirurgo, la sua esclusione, successivamente al sinistro, dall'attività operatoria e l'adibizione a mere attività di corsia e di ambulatorio sono tutti elementi che avrebbero dovuto innescare (con esito positivo o negativo rispetto al fine richiesto) il ragionamento probabilistico circa il normale sviluppo della carriera di un giovane chirurgo, tenuto conto delle sue ordinarie aspettative di ruolo ed economiche, nel settore pubblico ed, eventualmente, in quello privato, a fronte delle concrete possibilità di poter svolgere in futuro attività operatoria.

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini
04 febbraio 2008

 

 

Corte di Cassazione - sezioni unite civili - sentenza 20 novembre 2007 - 11 gennaio 2008, n.577

SCARICA pdf

 

 

30 gennaio 2008

Corte dei Conti Sicilia Sez. Appello

ASL riscarcisce il paziente si rivale sul medico

Nell'azione di rivalsa della Azienda Sanitaria nei confronti del proprio dipendente per i danni da questi arrecati e che la ASL è stata condannata a risarcire, occorre la sussistenza di una colpa grave del sanitario. La colpa è grave - quando non si presenti una situazione emergenziale, o quando il caso non implichi problemi di particolare difficoltà, ovvero ancora quando, come nel caso in esame, il medico abbia completamente omesso di compiere un'attività diagnostica e terapeutica routinaria atta a scongiurare determinate complicazioni. Nella specie, come si è già osservato, non v'è traccia di alcuna attività preventiva svolta dal medico, sicchè il suo comportamento appare gravemente negligente in considerazione della assoluta prevedibilità dell'evento. In concreto, in presenza di una tendenza alla macrosomia fetale della paziente, facilmente diagnosticabile dati i precedenti anamnestici noti al medico, il comportamento corretto sarebbe dovuto consistere nella prevenzione della situazione di rischio mediante il costante monitoraggio delle condizioni della paziente e la tempestiva effettuazione del parto cesareo.

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini

 

 

17 gennaio 2008

Tribunale di Monza

Polizza assicurativa, tempi copertura
Responsabilità medica e copertura assicurativa con polizza disdetta

Massima

Benchè nel caso di specie non siano coperti dalla polizza assicurativa i sinistri riconducibili a prestazioni successive alla data della disdetta posta in essere dalla compagnia di assicurazione e pur sussistendo la difficoltà di stabilire quali danni siano riconducibili alle prestazioni eseguite prima della data di cessazione di operatività del rapporto assicurativo; trattandosi di attività iniziata nel mese di ottobre 2001 e protrattasi fino all'estate del 2003, può ragionevolmente ritenersi che, alla data della disdetta della polizza era stata eseguita all'incirca la metà del lavoro (preparazione della struttura dentaria in vista della successiva applicazione dei rivestimenti in ceramica), pertanto la compagnia assicuratrice va condannata a manlevare il medico in relazione a quanto sarà chiamato a pagare per la quota del 50%.

Fonte: dirittosanitario.net
Avv. Ennio Grassini


 


13 gennaio 2008

Il chiropratico diventa dottore.
Un Registro garantirà la professionalità degli operatori.

Dopo anni di dibattiti, la chiropratica entra tra le cure ufficialmente riconosciute dal Sistema sanitario nazionale
.


CONTINUA...  SCARICA pdf

 


30 dicembre 2007

Gli errori dei medici. Assicurazioni d'oro.
Per salvarsi 20mila euro l'anno.

Denunce in crescita,
sono diciottomila contro le quattromila di dieci anni fa.
Gli sbagli gravi, due alla settimana, dagli scambi di pazienti ai farmaci scorretti.


CONTINUA...  SCARICA pdf versione bassa risoluzione
CONTINUA...  SCARICA pdf
versione alta risoluzione

 

La risposta di Federspecializzandi all'articolo di Repubblica del 06/12/2007


Il servizio de “L’Espresso” del giorno 6/12/07 [
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il-medico-ti-visita-ma-e-fuorilegge/1899277]

pone l’attenzione sul tema dei medici in formazione, visto dal punto di vista degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), fornendo uno spaccato di quella che è la vita quotidiana di molti Policlinici Universitari.

Descrivendo un singolo caso isolato, il giornalista autore del servizio stigmatizza una serie di illeciti consumati a carico del SSN per quel che riguarda le prestazioni erogate nell’ambito delle prestazioni ambulatoriali specialistiche. Il problema, senz’altro sussiste, perché tali prestazioni sono spesso erogate da personale in formazione ai primi anni della Scuola di Specializzazione, che dispone di strumenti ancora insufficienti per garantire un adeguato percorso di cura (diagnosi e trattamento) per gli utenti.

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: Presidenza Federspecializzandi
16 dicembre 2007


 

Il medico ti visita ma è fuorilegge - Diagnosi e terapia affidate a uno specializzando. Che dovrebbe soltanto imparare. E invece cura i pazienti con disturbi psichici. Fra timbri e firme false. Ecco cosa succede nel nuovo Policlinico di Roma.

Perché il timbro sull'impegnativa ha un nome diverso dal suo? "Non si preoccupi, facciamo sempre così". Ore 17, ambulatorio di psichiatria del Policlinico di Tor Vergata, la nuova struttura sorta sei anni fa nella zona sud di Roma. La visita si è appena conclusa. Ma non si è visto nessun dottore specializzato nella disciplina, nessun dottore 'strutturato' come si dice nel gergo burocratico sanitario. Davanti a noi, per capire i problemi, diagnosticare una 'depressione con stato ansioso' e prescriverci degli psicofarmaci c'è soltanto una specializzanda. Ossia un medico, laureato da poco e che sta ancora perfezionando la sua formazione. La stessa cosa si ripete un mese dopo, quando alla visita ci presentiamo con una telecamera nascosta. In pratica, tutto il percorso terapeutico del paziente viene affidato a un dottore che, secondo la legge, dovrebbe solo assistere alle visite fatte dal suo tutor, lo specialista esperto. E invece cura i pazienti da sola. Non ha a che fare con influenze di stagione, ma affronta casi delicatissimi, quelli per cui l'esperienza conta più di tutto: i malati psichiatrici. Succede in gran parte delle cliniche universitarie d'Italia. Ma la situazione dell'ospedale romano fa scuola.
 
CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: L'Espresso
06 dicembre 2007


 

Responsabilità civile - Nesso di causalità - Fatti coevi o succedutisi nel tempo imputabili a più persone - Efficacia causativa del danno - Causa efficiente esclusiva sopravvenuta.

Cassazione civile, Sez. III, 12 settembre 2005, n. 18094

In presenza di fatti imputabili a più persone, coevi o succedutisi nel tempo, deve essere riconosciuta a tutti un'efficacia causativa del danno, ove abbiano determinato una situazione tale che, senza l'uno o l'altro di essi, l'evento non si sarebbe verificato, mentre deve attribuirsi il rango di causa efficiente esclusiva ad uno solo dei fatti imputabili quando lo stesso, inserendosi quale causa sopravvenuta nella serie causale, interrompa il nesso eziologico tra l'evento dannoso e gli altri fatti, ovvero quando il medesimo, esaurendo sin dall'origine e per forza propria la serie causale, riveli l'inesistenza, negli altri fatti, del valore di concausa e li releghi al livello di occasioni estranee.
Responsabilità civile - Nesso di causalità - Comportamento sopravvenuto di altro soggetto o dello stesso danneggiato - Causa unica ed esclusiva dell'evento danno - Interruzione del nesso causale - Configurabilità - Limiti - Comportamento di altro soggetto (od eventualmente del medesimo danneggiato) volto a neutralizzare le conseguenze dell'illecito dell'agente - Rilevanza.
Con riguardo all'illecito civile, si ha interruzione del nesso di causalità per effetto del comportamento sopravvenuto di altro soggetto (che può identificarsi anche con lo stesso danneggiato) quando il fatto di costui si ponga, ai sensi dell'art. 41, comma secondo, c.p., come unica ed esclusiva causa dell'evento di danno, sì da privare dell'efficienza causale e rendere giuridicamente irrilevante il precedente comportamento dell'autore dell'illecito, ma non quando, essendo ancora in atto ed in fase di sviluppo il processo produttivo del danno avviato dal fatto illecito dell'agente, nella situazione di potenzialità dannosa da questi determinata si inserisca una condotta di altro soggetto (ed eventualmente dello stesso danneggiato) che sia preordinata proprio al fine di fronteggiare e, se possibile, di neutralizzare le conseguenze di quell'illecito. In tal caso lo stesso illecito resta unico fatto generatore sia della situazione di pericolo sia del danno derivante dall'adozione di misure difensive o reattive a quella situazione (sempreché rispetto ad essa coerenti ed adeguate).

Fonte: ASSINEWS.IT
26 Luglio 2006
 

 

SANITA': in USA 1,5 mln errori medici l'anno, un quarto evitabile

Gli errori medici non 'affliggono' solo il sistema sanitario italiano, ma anche quello statunitense: ammonta a un milione e mezzo l'anno il numero degli 'sbagli' in America, un quarto evitabile.

Lo ha sottolineato l'Institute of Medicine in un report elaborato e reso noto nei giorni scorsi. Nel documento vengono anche avanzate proposte utili per diminuire il numero di episodi di malasanità oltreoceano: dare più informazioni ai cittadini e ai pazienti con il contributo della Fda (Food and drug administration), che dovrebbe aumentare e migliorare le informazioni sui farmaci man mano approvati, investire almeno 100 milioni di dollari l'anno nello studio e nella prevenzione degli errori nonchè in tecnologie, infine 'informatizzare' entro il 2010 tutte le prescrizioni mediche e le cartelle cliniche per renderle consultabili e 'trasmissibili' da un ospedale all'altro.

La 'frammentazione' del sistema sanitario nazionale è infatti di grande ostacolo al normale andamento delle cure. Attualmente solo il 20% delle informazioni sui pazienti negli States è 'elettronica'.


Fonte:
Adnkronos
26 Luglio 2006
 

 

R.C. Medica - Consenso informato
Cassazione civile, sez.III, 14 marzo 2006, n. 5444

In tema di responsabilità medico-chirurgica, la correttezza o meno del trattamento sanitario non assume alcun rilievo ai fini della sussistenza dell'illecito per violazione del consenso informato, la quale sussiste per la semplice ragione che il paziente, a causa del deficit di informazione, non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con volontà consapevole delle sue implicazioni.


Fonte: ASSINEWS.IT

24 Luglio 2006
 

 


CORTE di CASSAZIONE - sez.penale (l'imputato va assolto per non aver commesso il fatto, se manca agli atti in modo assolutamente non contestabile la prova della commissione del fatto stesso)

- l'accertamento del rapporto di causalità nella colpa professionale medica, nell'ambito delle fattispecie omissive improprie,va eseguito in maniera rigorosa e va ribadito il principio secondo il quale "il nesso di condizionamento tra la condotta omissiva dell'agente e l'evento lesivo sussiste solo qualora risulti che, se fosse stata posta in essere la condotta doverosa omessa, l'evento concreto sarebbe stato evitato con una probabilità di alto grado, vicina alla certezza, sicchè non sono sufficienti per ritenere quel nesso una semplice probabilità o possibilità, più o meno elevata.
(Avv. Ennio Grassini)

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net

20 Luglio 2006
 

 


CORTE di CASSAZIONE - (sulla condotta omissiva del medico competente, nel prescrivere una visita specialistica) fattispecie relativa a diagnosi di sindrome depressivo ansiosa a genesi reattiva -

- Il D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 17, lett. i), prevede che il medico competente "fatti salvi i controlli di cui alla lettera b), effettui le visite mediche richieste dal lavoratore qualora tale richiesta sia correlata ai rischi professionali", sicchè appare necessario sottoporre a visita il dipendente che documenta la persistenza di una patologia psichiatrica grave ricollegabile alle attività lavorative assegnategli. Al fine di a soddisfare il precetto normativo il sanitario che esegue le visite mediche, nel caso specifico, non puo' non essere in possesso di specializzazione in malattie psichiatriche e deve essere supportato da esami clinici e biologici, necessari per rendere effettiva la protezione dal rischio e rientranti nei controlli che egli puo' disporre nell'esercizio delle funzioni tipiche riconosciutegli dal decreto citato, art. 16, in tema di sorveglianza sanitaria.
(Avv. Ennio Grassini)

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net

19 Luglio 2006
 

 

CONSIGLIO di STATO - (procedimento disciplinare, nel caso in cui, nei confronti del dipendente, non sia formalmente iniziato un procedimento penale)

- L’esercizio della azione penale è normalmente di ostacolo all’inizio o alla prosecuzione del procedimento disciplinare; l’Amministrazione, in assenza dell’inizio di un procedimento penale nei confronti di un pubblico dipendente sottoposto ad in indagini penali, puo' legittimamente iniziare un procedimento disciplinare nei confronti dello stesso e concluderlo, irrogando una sanzione disciplinare, sulla base dei fatti autonomamente accertati (Avv. Ennio Grassini)

CONTINUA...  SCARICA pdf

Fonte: dirittosanitario.net

17 Luglio 2006
 

 

SANITA': GB, errori medici per 10% pazienti Nhs

Cattive notizie per i pazienti inglesi. Almeno un ricoverato su dieci negli ospedali britannici incappa in errori di medici o infermieri e subisce seri danni a causa di questi incidenti.

Tanto che il National Health System (Nhs) l'anno scorso ha registrato almeno un milione di di incidenti 'in corsia', di cui più di 2mila fatali. Lo rivela un rapporto di una commissione parlamentare, secondo il quale la realtà potrebbe essere anche peggiore, a causa di una sostanziale sottostima degli incidenti e delle morti 'per errore' nel Nhs.
Insomma, ''il Nhs semplicemente non ha idea di quante persone muoiano ogni anno per incidenti a danno della sicurezza dei pazienti'', sottolinea Edward Leigh, segretario della commissione. Gli esperti hanno scoperto registrazioni relative a 974mila errori e 2.181 morti fra i pazienti degli ospedali pubblici britannici.
Ma si tratta di dati che non fotografano con precisione la realtà: secondo il rapporto, infatti, di circa il 22% degli incidenti verificatisi ogni anno non resta traccia. E, cosa ancor più grave, il 50% di questi episodi potrebbe essere evitato se solo lo staff del servizio sanitario inglese avesse imparato da precedenti errori.

Fonte: Adnkronos
12 Luglio 2006
 

 


TRIBUNALE DI MONZA - (Il patimento procurato dall'intervento chirurgico inutile va risarcito: fattispecie relativa a riduzione di frattura scomposta)


-
Il patimento procurato dall'intervento chirurgico inutile, in ragione del suo carattere invasivo e dello stress psicologico, che inevitabilmente ha procurato al paziente, va risarcito.
Il pregiudizio subito a causa del comportamento colposo dei sanitari, consistito nella necessità di sottoporre il paziente ad un ulteriore intervento chirurgico, tenendo altresì conto della particolare sofferenza procurata dallo spostamento delle viti e dell'aggravamento dei postumi permanenti, rispetto a quelli che sarebbero residuati nell'ipotesi in cui il primo intervento fosse stato correttamente eseguito, necessita di adeguato ristoro.
(Avv. Ennio Grassini)


Fonte: dirittosanitario.net

10 Luglio 2006
 

 


TAR LAZIO -  (infiltrazioni di tossina botulinica: presupposti di diritto per poter restringere la prescrivibilità del farmaco ai soli medici specialisti)
 

- Il presupposto giuridico della facoltà dell’Amministrazione di restringere, ai soli medici specialistici, la prescrivibilità di un farmaco si fonda nella assoluta necessità di assicurare il controllo delle possibili conseguenze negative “gravissime” per il paziente derivanti dalla somministrazione dello stesso.
 

Con il diploma di laurea in medicina e chirurgia e con l’iscrizione al relativo Albo Professionale, è consentito l’esercizio della professione medica relativamente a tutte le branche della medicina con le sole esclusioni dell’anestesia, della radiognostica e della radioterapia. Non si ravvisano ragioni per riservare, in particolare, ai soli chirurghi plastici e maxillo facciali, ai dermatologi ed agli oftalmologi, (mentre non puo' assolutamente essere effettuata né da chi non è personale sanitario (es. estetiste) e nemmeno da chi non è medico (es. infermiere)  l’applicazione in modeste quantità della tossina botulinica di tipo A ai soli fini estetici e non terapeutici, per miglioramento temporaneo delle rughe verticali.
(Avv. Ennio Grassini)

CONTINUA...  SCARICA pdf


Fonte: dirittosanitario.net

30 Giugno 2006
 

 

VARESE - MORI' CADENDO DAL LETTO - IL CHIRURGO A GIUDIZIO

Due infermieri e un medico del reparto di chirurgia dell'ospedale di Varese a giudizio con l'accusa di omicidio colposo. Dovranno rispondere della morte di un paziente avvenuta tre anni fa. L'uomo, un sessantenne di Verbania, era caduto dal letto riportando una frattura alla testa da cui non si era più ripreso. Il medico e le due infermiere di turno in reparto sono stati ritenuti responsabili della mancata sorveglianza.


Fonte: Corriere Della Sera

28 Giugno 2006
 

 

TRIBUNALE DI NAPOLI - (Il risarcimento del danno, a causa di mobbing, non è limitato dalla predisposizione caratteriale)

Circostanze quali l'ingiustificato trasferimento, il demansionamento, il difetto di confronto con i superiori, l'eliminazione di particolari "status", il sistematico disconoscimento datoriale possono determinare, quale conseguenza, una sintomatologia psico-somatica sino a pregiudicare le condizioni di salute.

L'eventuale predisposizione caratteriale del soggetto mobbizzato, che contribuisca ad amplificare gli effetti del mobbing, non fa inoltre venir meno il dovere, in capo al soggetto mobbizzante, di risarcire il danno alla persona subito nella sua interezza in quanto una comparazione del grado di incidenza eziologica di più cause concorrenti può istaurarsi soltanto tra una pluralità di comportamenti umani colpevoli, ma non tra una causa umana imputabile ad una concausa naturale non imputabile.
(Avv. Ennio Grassini)


Fonte: dirittosanitario.net

19 Giugno 2006
 
 

SANITA' PUBBLICA - TRASFUSIONI DI SANGUE INFETTO - RESPONSABILITA' DEL MINISTERO DELLA SALUTE - CONDOTTA

Cass. civ., 31 maggio 2005, n. 11609

1. Nel caso di danni provocati da emotrasfusioni infette è responsabile il Ministero della Sanità, per quelle infezioni sorte successivamente al momento in cui la scienza medica ha raggiunto le necessarie conoscenze sulle predette infezioni, secondo la teoria del nesso di causalità.
(In senso conforme Cass. civ., 21 febbraio 2003, n. 2645)


Fonte: ASSINEWS.it

16 Giugno 2006
 

 

R.C. MEDICA - Interventi in équipe - Responsabilità per le condotte colpose altrui

Cassazione penale - Sezione IV, sentenza 24gennaio-18 maggio 2005 n. 18548

In tema di colpa professionale, nel caso di équipes chirurgiche e, più in generale, in quello in cui ci si trovi di fronte a ipotesi di cooperazione multidisciplinare nell'attività medico-chirurgica, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto a osservare gli obblighi a ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune e unico.

Ne consegue che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio a errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio.

(Da queste premesse, la Corte di cassazione ha ritenuto congruamente motivato il giudizio di responsabilità formulato dal giudice di merito anche a carico di un medico non specialista in ginecologia, componente dell'équipe che assisteva una paziente durante il parto, al quale era stato addebitato di non essere intervenuto, in una situazione che non richiedeva particolari cognizioni specialistiche, sul medico specialista che procedeva secondo la tecnica del parto naturale, segnalandogli una situazione dubbia che obiettivamente e in modo evidente - colore verde del liquido amniotico - attestava lo stato di asfissia del feto e doveva conseguentemente imporre l'immediato utilizzo della cardiotocografia, metodica strumentale che avrebbe consentito di rilevare tempestivamente l'insorgere della sofferenza fetale e di ricorrere così al parto operativo per via laparotomica; per l'effetto, correttamente anche tale sanitario era stato ritenuto responsabile del reato di omicidio colposo per l'intervenuta morte del feto per insufficienza respiratoria).


Fonte: ASSINEWS.it

15 Giugno 2006
 

 

BOLOGNA: BIMBO NATO CON MALFORMAZIONI, GENITORI CHIEDONO 1 MLN ALL' AUSL

Nessuno dei tre medici della maternità dell'Ospedale Maggiore di Bologna, che hanno eseguito le ecografie, si era mai accorto delle anomalie del feto. Ai genitori in attesa del primo bambino continuavano a ripetere che il nascituro era in perfetta forma e salute. Quando il bimbo è nato, c'è stata la brutta sorpresa: era senza le dita delle mani e dei piedi e con un insufficiente sviluppo delle ossa mascellari (micrognazia mandibolare), malformazioni che in futuro potrebbero anche produrre un
ritardo mentale moderato.

Per questo i genitori, assistiti dall'avvocato Giovanni Berti Arnoaldi Veli, hanno avviato una causa civile per chiedere un risarcimento danni di un milione di euro all'Azienda Usl di Bologna che approderà il prossimo 20 luglio davanti al giudice Siro Sardo delle terza sezione civile del Tribunale del capoluogo emiliano.

Sulla vicenda era stata avviata anche una causa penale, ma la pm Elisabetta Melotti ha chiesto l'archiviazione perché a suo parere dall'errore dei medici non e' derivata una lesione o un aggravamento delle lesioni al nascituro ma solo la mancata comunicazione di una malformazione già esistente ai genitori. In realtà, secondo la difesa, se i medici si fossero accorti delle malformazioni i genitori avrebbero potuto decidere se optare o meno per l'eventuale interruzione della gravidanza.

Dopo la nascita del bambino, il 7 luglio 2003, i genitori sono costretti a dedicare la maggior parte del loro tempo, con inevitabili ricadute sul lavoro a causa dei continui permessi, al figlio che ha bisogno una continua assistenza personale oltre a continue visite specialistiche. Senza considerare le conseguenze psicologiche e psichiche sui due.

''Pochi momenti dopo il parto, mentre i genitori si apprestavano ad abbracciare con gioia il primo figlio, hanno dovuto subire del tutto inaspettatamente la traumatica esperienza di scorgere tutti gli arti del piccolo gravemente malformati - ha spiegato l'avvocato Berti Arnoaldi Veli - Nessuno, né medici né infermieri, rivolgeva la parola ai genitori, nessuno provava a rassicurarli: venivano abbandonati a loro stessi, rendendo ancora più profondo il trauma''.

La prima ecografia venne eseguita il 9 gennaio 2003 a Villa Erbosa, che allora ospitava la Maternità del Maggiore, e il medico certificò la regolare presenza di mani e piedi. E così fecero gli altri suoi due colleghi il 24 febbraio 2003 e il 26 maggio 2003 prima del parto che avvenne in luglio.


Fonte: ASSINEWS.it

15 Giugno 2006
 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

Sezione III civile - Sentenza n. 13546 del 12 giugno 2006
 

CONTINUA...  SCARICA pdf


12 Giugno 2006
 

 

R.C. MEDICA - EFFETTI NEI CONFRONTI DELLA CASA DI CURA O ENTE OSPEDALIERO - NATURA CONTRATTUALE

Cassazione civile - Sezione III, sentenza 26 gennaio 2006 n. 1698


Il rapporto che si istaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell'obbligazione al pagamento del corrispettivo, insorgono a carico della casa di cura (o dell'ente), accanto a quelli di tipo lato sensu alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell'apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni o emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura  (o dell'ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale, e può conseguire, ai sensi dell'articolo 1218 del Cc, all'inadempimento della prestazione medico professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche di fiducia delle stesso paziente o, comunque, del medesimo scelto.

Fonte: ASSINEWS.it

08 Giugno 2006
 
 

TRIBUNALE di GENOVA
-  (falsità della sottoscrizione del modulo di consenso informato, impugnato con querela di falso)

Se la sottoscrizione del modulo relativo non costituisce la dimostrazione del consenso informato, anche l'assenza del prestampato firmato non vuol dire che la prestazione sanitaria sia stata carente dall'angolo visuale del diritto all' informazione, posto che, per il tipo di intervento in questione (artroscopia) , non erano richieste forme particolari perche' non potessero essere trasmesse dai medici alla paziente delle informazioni necessarie e sufficienti per consentirle di scegliere con una minima cognizione di causa l'atto terapeutico: la cui dimostrazione può essere fornita anche attraverso prove orali. ( avv. ennio grassini - www.dirittosanitario.net)       

CONTINUA...  SCARICA pdf

08 Giugno 2006
 


CORTE dei CONTI
- Responsabilità amministrativa - (il sequestro dei compensi derivanti dall’esercizio dell’attività convenzionale di medicina di base, può essere concesso per l’intero ammontare del loro importo)

§ - I medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, al pari di ogni altro lavoratore autonomo, sono sostanzialmente liberi nelle loro prestazioni professionali e possono quindi svolgere, al di fuori del rapporto di convenzione, ulteriore attività privata, così escludendo che i limiti del quinto previsti dall’art. 545 c.p.c., (e dal d.p.r. n. 180/50), individuati per i soli emolumenti derivanti da lavoro subordinato,possano essere estesi ai proventi del rapporto convenzionale stipulato tra medico di base e servizio sanitario nazionale. Pertanto il sequestro dei compensi derivanti dall’esercizio dell’attività convenzionale di medicina di base, ai sensi degli artt. 543 e ss. c.p.c., può essere concesso per l’intero ammontare del loro importo.
(Avv. Ennio Grassini)


CONTINUA...  SCARICA pdf

06 Giugno 2006
 

 

CORTE DI CASSAZIONE - sez. penale
(quali i limiti del reato di omissione di soccorso, a seguito incidente stradale?)


Ove la necessaria assistenza sia prestata da altri, ovvero il soggetto tenuto in prima persona a prestarla ne abbia delegato ad altri il compito, perchè il reato di cui all'art. 189 C.d.S., comma 7, non sia configurabile occorre che tali fatti siano accertati come avvenuti prima che tale soggetto siasi allontanato dal luogo dell'incidente, sussistendo invece il reato in questione ancorchè che in concreto l'assistenza occorrente sia prestata da altri, quando tale circostanza non sia a costui nota per essersi dato alla fuga, a nulla rilevando che egli abbia visto presenti sul posto altre persone in grado di soccorrere, in sua vece, l'infortunato
(Avv. Ennio Grassini)

CONTINUA...  SCARICA pdf

31 Maggio 2006
 
 

CORTE DI CASSAZIONE - sez. penale (una autocertificazione, per ottenere dalla ASL, in regime di esenzione, l'erogazione delle prestazioni sanitarie, concretizza il reato di truffa?)


Il fatto che le dichiarazioni false sono state rese dall'imputata in una autocertificazione, assume precipuo rilievo. Invero l'autocertificazione è un atto particolare nel quale il soggetto esplica un potere certificatorio, normalmente riservato al pubblico ufficiale ed in sostituzione di questo; la significatività di siffatto atto e la responsabilità che con il medesimo si assume il privato che ne è protagonista, valgono ad attribuirgli particolare efficacia persuasiva e pertanto esso è idoneo a configurare un raggiro.
(Avv. Ennio Grassini)  Sez. V - Sentenza n. 30896/ 05

CONTINUA...  SCARICA pdf

30 Maggio 2006
 
 

CORRIERE DELLA SERA - DIRITTO SALUTE
IL RISCHIO E' IL LORO MESTIERE - In Lombardia i primi esperti per la riduzione degli "eventi avversi"

SCARICA pdf

Fonte: CORRIERE DELLA SERA

28 Maggio 2006
 

 

Malpractice
DA ACOI MANUALE SU CONSENSO INFORMATO

Paziente informato, 'mezzo salvato'. Una semplice rima per sintetizzare 'Il consenso informato - Istruzioni per l'uso', manuale per medici che può tuttavia essere fondamentale anche per i pazienti. Realizzato dal gruppo di studio 'Medicina e Legalità' dell'Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), il manuale è stato presentato ieri al XXV° congresso dell'Associazione in corso a Spoleto sino al 27 maggio. Il volume contiene le linee guida necessarie a prevenire cause e contenziosi che possono derivare dall'attività professionale di medici e chirurghi. Ed ecco, secondo l'Acoi, quello che anche il comune cittadino deve sapere: 1. Un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso, libero e informato 2. Il medico, nell'informare il paziente, dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. 3. L'obbligo di informare non comprende dettagli relativi al medico o all'equipe che effettuerà l'intervento sanitario. Il consenso, quindi, non può essere condizionato all'esecuzione della prestazione da parte di un determinato sanitario. 4. Il medico non può, nell'esecuzione dell'intervento medico consentito, effettuare un ulteriore intervento, se non sussiste imminente pericolo di vita. 5. Il medico può fornire una informazione parziale o incompleta nell'interesse del paziente? La Convenzione di Oviedo lo consente "solo in via eccezionale". 6. Esiste un diritto del paziente a rifiutare le informazioni: l'art. 30 del Codice di Deontologia Medica stabilisce che "la documentata volontà della persona assistita di non essere informata deve essere rispettata". 7. Il diritto all'informazione è delegabile a un terzo, ma ciò non comporta anche la delega a manifestare il consenso al trattamento. I terzi non possono quindi intervenire nelle decisioni del malato. 8. Un paziente può rifiutare le cure? La risposta è nell'articolo 34 del Codice di Deontologia Medica "in presenza di documentato rifiuto di persona (capace di intendere e di volere) il medico deve desistere da atti diagnostici e curativi". 9. Allorché sussistano condizioni di urgenza e in caso di pericolo per la vita di una persona che non possa esprimere in quel momento volontà contraria, il medico deve prestare l'assistenza e le cure indispensabili. 10. In presenza di un minore, il medico ha comunque l'obbligo di dargli informazioni e di tenere conto della sua volontà, compatibilmente con la sua età e la sua capacità di comprensione, fermo restando il rispetto dei diritti del rappresentante legale.

Fonte: DoctorNews
26 Maggio 2006
 

 

I
L 71% DELLE PMI PREFERISCE I BROKER ITALIANI

Il 71% delle piccole e medie imprese preferisce affidarsi a Broker assicurativi di matrice italiana.
E' l'esito di una ricerca effettuata dalla Federazione Mediterranea dei Broker Assicurativi e presentata da Bokers Italiani, associazione che riunisce 13 società indipendenti di brokeraggio. La ricerca mirava a valutare i comportamenti delle Pmi tra i 10 e i 100 milioni sulla scelta del Broker.
Solo il 9,4% delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni si rivolge ai broker internazionali, nonostante questi, a seguito del processo di concentrazione degli ultimi anni, siano dominanti sul mercato italiano del brokeraggio.
Circa il 17% delle Pmi, infine, si affida direttamente ad agenti di assicurazione. A rendere vincenti i broker italiani presso le Pmi sono la disponibilità e la facilità di contatto, l'approccio propositivo dei broker e la loro capacià' di gestione dei sinistri.

Fonte: AssinewsLetter
26 Maggio 2006
 
 

SANITA'. LAZIO:
AL VIA PROGETTO REGIONE-ISS PER RIDURRE ERRORI E DENUNCE
23/05/2006


Migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria per ridurre i contenziosi tra i pazienti e i medici e le aziende territoriali o ospedaliere.

Un fenomeno che nell'ultimo quinquennio ha fatto registrare aumenti vertiginosi sia del numero degli esposti (+148% dal 1994 al 2002 a livello nazionale, mentre nella sola Regione Lazio si calcola che i contenziosi aperti siano oltre 1500), sia dei costi delle polizze assicurative per i 'camici bianchi'. Questo l'obiettivo del progetto presentato dall'assessorato regionale alla Sanità, realizzato in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità (Iss).

Per chiarire il problema, alcuni numeri: nel 2000 l'ospedale San Giovanni di Roma spendeva per la polizza assicurativa un milione di euro. Nel 2005 il costo è lievitato a cinque milioni; al San Filippo Neri si spendevano 400mila euro nel 2000, mentre nel 2005 la spesa è cresciuta a 3 milioni. Il piano elaborato dai due 'partner' istituzionali - si legge in una nota regionale - propone un modello gestionale innovativo che punta a individuare ragioni e campi che generano più contenziosi. Il modello sarà applicato, in questa prima fase sperimentale, in sei strutture di dimensioni diverse: due grandi ospedali come il Policlinico Tor Vergata e il San Camillo, un ospedale locale, il San Camillo de Lellis di Rieti, due nosocomi di medie dimensioni e, infine, due strutture del circuito privato.

''La convenzione firmata - ha detto il presidente dell'Iss Enrico Geraci - segna un passaggio importante per individuare i fattori di rischio dell'errore clinico e puntare alla prevenzione nell'interesse del malato. Il progetto è uno strumento per evitare incidenti e anche per mettere gli operatori sanitari in condizione di poter calcolare meglio il rischio di errore''. E - informa la nota - l'Agenzia di sanità pubblica sta lavorando proprio in questa direzione allo scopo di mettere a punto un piano di formazione mirato.

L'assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia, intervenuto alla presentazione del nuovo progetto, ha sottolineato che ''il modello di prevenzione messo in campo è uno strumento essenziale per una politica sanitaria più moderna, perchè punta a garantire cittadini e medici e, nello stesso tempo, a ridurre le risorse oggi impegnate sul fronte delle polizze assicurative per destinarle alle cure''.

La fase operativa - riferisce il comunicato - prevede inoltre che in due strutture ospedaliere, il San Camillo di Roma e l'ospedale cittadino di Rieti, siano aperti due 'sportelli di conciliazione' gestiti con il progetto 'Accordia' elaborato dall'Ordine dei Medici e operativo dal gennaio 2005. Obiettivo è risolvere in via conciliativa le vertenze, in collaborazione con la Camera degli avvocati, medici e assicurazioni. Lo sportello Accordia, che fino a oggi è stato sperimentato solo in vertenze tra cittadini e privati, sarà dunque esteso anche al settore pubblico ospedaliero.

Fonte: Adnkronos
26 Maggio 2006
 

 

GIURISPRUDENZA ASSICURATIVA

BASTA L'OMESSA INFORMATIVA PER CONDANNARE IL MEDICO

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 1 dicembre 2005 - 14 marzo 2006, n, 5444

Il paziente va messo al corrente dei rischi: non rileva che l'intervento sia stato eseguito con perizia

 Il medico il quale non informi correttamente il paziente sulle caratteristiche e sui rischi dell'intervento risponde dell'insuccesso di quest'ultimo, anche quando sia stato eseguito con diligenza.
· La domanda con la quale il convenuto in un giudizio di danno non neghi la propria legittimazione passiva, ma chieda di essere tenuto indenne da un terzo in caso di accoglimento della domanda attorea (la cosiddetta "chiamata in garanzia impropria") è scindibile rispetto a quella principale e realizza una ipotesi di litisconsorzio facoltativo. Ne consegue che è consentito al giudice d'appello, il quale rilevi la sussistenza di un vizio nella notifica dell'atto introduttivo della chiamata in garanzia, scindere le due domande e rimettere solo quella di garanzia al giudice di primo grado.

Fonte: "Diritto e Giustizia", n. 15 del 15 aprile 2006.
26 Maggio 2006
 

 


CORTE DI CASSAZIONE - (la natura della ricetta del medico convenzionato)

La ricetta del medico convenzionato con le ASL conserva la duplice natura di certificato, per la parte ricognitiva, e di autorizzazione amministrativa, nella parte in cui consente all'assistito l'esercizio del diritto di fruire del servizio farmaceutico, non essendo possibile viceversa che venga considerata alla stregua di una scrittura privata, non perseguibile penalmente, in mancanza di apposita querela.
(Avv. Ennio Grassini)

CONTINUA...  SCARICA pdf


24 Maggio 2006
 

 


CORTE D'APPELLO DI GENOVA

ABUSIVI TENUTI A RISARCIMENTO SOLO DANNI MORALI

Sono riconosciuti i danni morali, non quelli patrimoniali, in favore degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e delle Associazioni nazionali di categoria (ANDI), nei confronti di chi esercita abusivamente la professione.

Massima
La sussistenza del danno morale va ravvisata nella compromissione dei valori connessi all'ordinato esercizio della professione, dei quali sono custodi istituzionalmente l'Ordine professionale e facoltativamente ma legittimamente l'associazione di categoria.

Viceversa, non appare possibile il risarcimento, in favore degli stessi, di un diritto al risarcimento del danno patrimoniale. Nella qualità, all'uno e all'altro riferibile, di enti esponenziali, l'Ordine e l'Associazione non possiedono alcuna legittimazione sostitutiva o rappresentativa nei riguardi dei singoli professionisti, i quali soltanto, singolarmente, sono portatori di un interesse a non subire una incidenza illecitamente concorrenziale sulle possibilità di guadagno connesse all'esercizio della professione.

(Avv. Ennio Grassini)

23 Maggio 2006

 


CORTE DI CASSAZIONE (quella del medico resta una obbligazione di mezzi mentre la limitazione di responsabilità ex art 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia)

Consistendo l'obbligazione professionale in un'obbligazione di mezzi, il paziente deve provare l'esistenza del contratto e l'aggravamento della situazione patologica o l'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento, restando a carico del sanitario o dell'ente ospedaliere la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile.

La limitazione di responsabilità professionale del medico-chirurgo ai soli casi di dolo o colpa grave, ai sensi dell'art. 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia, per la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, con esclusione dell'imprudenza e della negligenza. Infatti anche nei casi di speciale difficoltà, tale limitazione non sussiste con riferimento ai danni causati per negligenza o imprudenza, dei quali il medico risponde in ogni caso (Avv. Ennio Grassini)

Svolgimento del Processo - SCARICA pdf
 

 


ITALIANI IN BUONA SALUTE, OSPEDALI MENO

Come si sente? Bene, grazie. Questa la risposta data alla domanda “Come va in generale la salute?” dal 75,4% delle persone intervistate dall’Istat nel 2003 – ultimo dato disponibile. Un anno prima a dichiarare di sentirsi in buona salute era stato il 74,7%. Gli uomini (78,8) dichiarano di essere in buona salute più delle donne (72,1). Tuttavia il 35,9% ha dichiarato di soffrire di una o più malattie croniche. A farla da padrone in questo campo sono è l’artrosi-artrite che nel 2003 interessava il 18,9%, l’ipertensione (12,9) e le malattie allergiche (8,5), che risultano aumentate o stabili rispetto alla rilevazione precedente.

Questi dati sono stati resi noti, a Roma, da Giovanni Mathieu, presidente della Fadoi (Federazione associazioni dirigenti ospedalieri internisti), durante la conferenza stampa di presentazione dell’annuale rapporto dal titolo “l’Italia dice 33”. Purtroppo le malattie croniche prima o poi costringono il paziente a recarsi in ospedale. Il 10 per cento di loro, però, viene rigettato da reparti saturi e incapaci di fare fronte alla richiesta di assistenza. Per questo può capitare di dover attendere il proprio turno in una barella “abbandonata” in corsia per ore o giorni interi in attesa che un posto letto sia disponibile o costretti ad affidarsi ad altre strutture che spesso non sono nemmeno nella stessa città. “Questa è una situazione - afferma Mathieu - che necessita di una programmazione adeguata e seria, che tenga conto dei reali bisogni dei cittadini e dei cambiamenti che hanno investito la società italiana”. Tra questi, una popolazione sempre più anziana che deve fare i conti con gli “acciacchi” dell'età. E che, soprattutto, non può esser lasciata sola ad attendere che un posto letto si liberi.

Spezzo il reparto non è quello adeguato
“Una vera e propria vergogna - denuncia Francesco D'Amore dell'ospedale Sandro Pertini di Roma e tesoriere Fadoi - e che non ha registrato alcun miglioramento da quando sono entrato in ospedale, ormai 40 anni fa e, anzi, è andata peggiorando a causa dei tagli di posti letto imposti da ragioni economiche”. Un problema che angustia l'intero territorio nazionale “ma destinato a cronicizzarsi nelle metropoli e nelle grandi città”, puntualizzano gli esperti. In alcune realtà ospedaliere andrebbe riorganizzato dalle basi la gestione dei posti letto e non solo a livello degli ospedali e dei reparti di terapia intensiva. In Italia – è stato ricordato – sono quasi assenti quelle strutture sanitarie in cui i pazienti usciti dalla fase acuta potrebbero ricevere assistenza al di fuori degli ospedali.
Antonino Mazzone, Presidente Eletto della Fadoi ha puntato il dito anche sul problema del dirottamento dei pazienti fuori dai reparti di medicina interna. “ Vorrei partire dal disagio dei pazienti affetti da polipatologie che in presenza di una acuzie necessitano di un ricovero urgente. Ebbene, mediamente almeno dieci pazienti al giorno sono costretti al ricovero in Divisioni diverse dalla Medicina interna. Un malato – ha spiegato Mazzone – che deve essere assistito, perché diabetico o perché ha l’insufficienza respiratoria o è iperteso o soffre di uno scompenso cardiaco, viene “appoggiato” in un’altra Divisione che può essere quella di Ortopedia come pure di Urologia. Questo paziente ha bisogno, per le sue condizioni di salute, di professionalità e competenze specifiche che nel Reparto dove viene “appoggiato” non ottiene. I medici e gli infermieri che operano nelle Divisioni costrette ad ospitare malati che avrebbero dovuto ricevere un ricovero in Medicina interna sono di alta qualificazione professionale ma specializzati a trattare patologie diverse”.

Anche per questo aumentano i ricoveri
Questa situazione – hanno concluso gli intervenuti – innesca un circolo vizioso che obbliga i pazienti a effettuare ricoveri ripetuti per il riacutizzarsi di una malattia a decorso cronico. Secondo il Ministero della Salute la percentuale di ricoveri ripetuti nelle divisioni di medicina generale in Italia nel 2003 è stata del 26,6%. di sopra del dato nazionale il Friuli Venezia Giulia (36,4); la Provincia Autonoma di Bolzano (34,4); la Toscana (32,5); la Liguria (30,8); l’Emilia Romagna (28,7); l’Umbria (28,0); le Marche (27,6); il Veneto (27,3); la Lombardia e la Sardegna (26,8). Al di sotto della media nazionale la Puglia (25,7); il Piemonte (25,0); la Provincia Autonoma di Trento (24,7); la Valle d’Aosta e la Sicilia (23,8); la Campania (23,7); il Lazio (23,6); l’Abruzzo (23,1); il Molise e la Basilicata (22,2); la Calabria (20,7).

Gianluca Casponi

17/05/2006
Fonte
: (Conferenza stampa di presentazione del rapporto Fadoi "L'Italia dice 33"; Roma, lunedì 15 maggio 2006)

 

 

UN MALE NECESSARIO?


Il 4% dei circa 8 milioni di italiani ricoverati in 12 mesi negli ospedali della penisola sperimentano effetti avversi legati a errori in corsia. Sviste che causano la morte di almeno 14mila pazienti e che determinano, inevitabilmente, cause di risarcimento. E proprio le cause sono in aumento esponenziale, i dati parlano di un + 184% nell’ultimo decennio. A rivelare queste cifre in un recente convegno milanese sono stati gli esperti del Cineas (Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni) del Politecnico di Milano secondo i quali le cause principali degli errori in corsia sono molte e vanno dal superlavoro alla stanchezza, dalla cattiva organizzazione ai macchinari vecchi senza dimenticare prescrizioni illeggibili o scambio di farmaci diversi confezionati in flaconi simili. L’esito al di là degli evidenti rischi per la salute è uno spreco di miliardi di euro a carico di Servizio sanitario nazionale e Regioni. Ma può succedere che le cause siano futili? A giudicare da uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine le cause infondate esisterebbero ma non sono poi così comuni. In contrasto con i dati dell’Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente) secondo i quali solo il 25% dei circa 15 mila medici denunciati ogni anno per danni ai pazienti viene condannato. Una percentuale evidentemente bassa. Ma che cosa dice lo studio statunitense?

Futili o fondate?
Il dibattito sull’argomento ferve anche negli Stati Uniti dove molti esperti, tra cui anche eminenti esponenti dell’amministrazione Bush, sostengono che le “frivole” accuse di malpractice rappresentano un onere per il sistema sanitario i cui costi lievitano. D’altro canto la risposta a questa asserzione è che in realtà gli errori medici dilagano e quindi la questione delle cause senza fondamento è inutile. Precedenti ricerche avevano, peraltro, concluso che molti pazienti pur danneggiati non fanno neanche causa. Ma stabilire se le cause inutili siano comuni e costose è fondamentale per il buon funzionamento del servizio sanitario e dei sistemi legali. Gli autori hanno così preso in esame retrospettivamente 1452 cause chiuse al fine di misurare prevalenza, costi, esiti e caratteristiche delle cause in cui mancava evidenza di errori. Le cause monitorate sono state scelte in modo casuale e sono relative a cinque strutture assicurative per responsabilità civile. I risultati sono stati significativi. Nel 3% delle richieste di risarcimento non sono state riscontrate lesioni mediche verificabili, mentre nel 37% delle richieste non erano implicati errori. La maggior parte delle richieste di risarcimento non associate a errori (370 su 515) o a lesioni (31 su 37) non ha portato ad alcun risarcimento, al contrario della maggior parte di quelle fondate su lesioni dovute a errore (653 su 889). E’ più facile, notano gli autori, che non vengano risarcite richieste associate a errori piuttosto che il suo opposto (ossia il risarcimento ingiusto) e comunque quando vengono accolte richieste di risarcimento in cui non sono implicati errori, le cifre sono piuttosto basse. E proprio quello delle spese è il nodo cruciale.

Un costo molto alto per il siztema
Complessivamente le richieste di risarcimento in cui non erano implicati errori rappresentavano il 13-16% dei costi monetari totali del sistema. Su ogni dollaro speso in risarcimenti, 54 centesimi sono andati alle spese amministrative (incluse quelle per avvocati, esperti e tribunali). Le richieste di risarcimento motivate da errori hanno rappresentato il 78% dei costi amministrativi totali. Due le conclusioni dei ricercatori. Da una parte la rappresentazione di un sistema di malpractice causato da motivazioni futili e infondate è sopravvalutato. Perché se anche ci sono cause inutili spesso non vengono neanche pagate. E’ d’altro canto vero che i costi per difendersi da queste cause non sono irrilevanti. Ma nel complesso, concludono i ricercatori, la stragrande maggioranza delle spese riguarda cause per errori e relativo risarcimento. E sono esorbitanti. La soluzione potrebbe essere, come sottolineato anche dagli esperti del Cineas, dotare le strutture ospedaliere di procedure di risk management, invece che, come sempre più spesso accade, optare per una medicina difensiva nella quale i medici nascondono gli errori o variano le prescrizioni di farmaci ed esami per proteggersi da ogni accusa. Qualsiasi sia la strategia l’importante è che gli errori in corsia vengano abbattuti. Ne va della salute ma anche del portafoglio.

Marco Malagutti

17 maggio 2006
Fonte: Brennan TA et al. Claims, Errors, and Compensation Payments in Medical Malpractice Litigation. N Engl J Med 2006, 354:2024-2033

 

 

Errori in ospedale da cattiva organizzazione del lavoro e scarsa attenzione
degli operatori


Mancanza di procedure adeguate, cattiva organizzazione del lavoro, scarsa attenzione del medico o di altro operatore, situazioni logistiche e strutturali inadeguate, macchinari e strumentazioni obsolete. Sono queste le cause alla base degli errori ospedalieri elencate dai dirigenti medici nella ricerca condotta da Cineas sulla gestione dei rischi e degli "incidenti" in aziende sanitarie e presentata ieri a Milano.

L'indagine si è svolta su un campione di 100 operatori, tra Direttori Sanitari, Direttori Generali e Hospital risk manager, di strutture ospedaliere (76%) e di Asl (24%) di alcune delle regioni più rappresentative del nostro paese quali Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Sardegna.

La ricerca si è focalizzata sull'analisi del rischio di possibili errori ospedalieri (frequenza e responsabilità), sulle varie modalità per evitarli, sulla gestione della prevenzione e sulle procedure di Risk management.

Ma dove possono verificarsi con più frequenza gli "incident i" sanitari? La maggioranza dei medici intervistati mette al primo posto il pronto soccorso, seguito dalla sala operatoria, dalla fase diagnostica, dalla degenza post-operatoria e infine dalla degenza pre-operatoria.

Il grosso problema rimane quello di attribuire con certezza le responsabilità di quegli errori che, purtroppo, troppe volte sono risultati fatali (su 8 milioni di persone ricoverate annualmente in Italia, 320 mila subisce danni o conseguenze che potrebbero essere evitate).
Le risposte dei direttori sanitari, dei direttori generali e degli Hospital risk manager puntano il dito per lo più sulla mancanza di procedure adeguate, la cattiva organizzazione del lavoro, la scarsa attenzione del medico o di altri operatori.

Alla domanda cosa si dovrebbe fare di fronte al verificarsi di errori ospedalieri? Il 53% degli intervistati ritiene che sia necessario sfruttare ogni incidente per prevenirne in fut uro, per il 20% è invece indispensabile appoggiarsi ad esperti di rischi ospedalieri affiancandoli ai medici, per il 14% si deve responsabilizzare la classe medica, infine, per il 13% è fondamentale riorganizzare il lavoro degli ospedali.

Se l'83% dei dirigenti coinvolti nella ricerca ha affermato di utilizzare criteri e procedure di risk management per migliorare il livello di sicurezza all'interno dell'ospedale in cui lavora, il 17%, al contrario, ha invece sottolineato che tali criteri non rientrano nelle attività della propria strutt ura. La situazione è diversa da regione a regione. Nel corso dell'incontro sono stati citati due casi agli estremi opposti: la Sardegna dove il 46,7% dei dirigenti dice di non utilizzare procedure di risk management, e la Lombardia che invece è la regione più attenta all'utilizzo di criteri di gestione dei rischi con il 100% delle risposte favorevoli.

Dall'indagine stessa è inoltre emerso come, in realtà, siano diverse le modalità attraverso le quali è possibile gestire l'errore. Riuscire a capire perché "l'evento avverso" si è verificato è la procedura che per la maggior parte degli intervistati dovrebbe essere necessariamente seguita. A pensarla così è infatti il 71% dei dirigenti medici intervistati. Ma c'è anche chi, il 19%, ritiene che sia fondamentale discuterne con il comitato di gestione dei rischi, mentre una minoranza, il 54%, afferma che tutelare l'operatore dichiarante l'errore sia la prima cosa da fare.

Sui costi per garantire la prevenzione al fine di ridurre errori in strutture sanitarie, i direttori ospedalieri di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Sardegna sono tutti d'accordo sul fatto che dovrebbero essere sostenuti dalle Regioni.

Secondo gli intervistati, la prevenzione dovrebbe essere garantita attraverso una migliore riorganizzazione del lavoro, un ammodernamento delle strutture, un'attenta formazione professionale di esperti di rischi ospedalieri. E proprio la formazione di esperti da affiancare ai medici, viene proposta come strada da percorrere più di altre per il miglioramento delle azioni di risk management. Il 59% dei dirigenti ospedalieri è convinto che sia necessario puntare su quest'ultimo aspetto, seguito da un 37% che sottolinea, invece, l'importanza degli aspetti organizzativi, e un 4%, infine, che insiste sugli aspetti strutturali e su quelli tecnologici.

In ogni regione presa in considerazione dalla ricerca, il miglioramento delle azioni di risk management dovrebbe necessariamente concentrarsi sugli aspetti legati alla formazione del personale.

La cattiva gestione dei rischi in ospedale ha determinato oltre 15 mila cause pendenti per una richiesta di risarcimenti pari a 2.5 miliardi di euro.

"L'errore in ospedale è un problema sia sociale che economico. E' necessario passare dalla spirale viziosa della 'medicina autodifensiva' alla famosa spirale virtuosa che parte dal riconoscimento dell'errore e dal quale si deve necessariamente imparare - ha affermato Adolfo Bertani, presidente di Cineas - I dati del sondaggio ci dicono che tutto sommato siamo sulla buona strada. La sensibilità verso la cultura della gestione del rischio in un ambito esposto come quello sanitario sta crescendo, soprattutto nelle
regioni del Nord. Al Sud, come ci dimostrano i dati, il processo è in atto ma si muove più lentamente - ha continuato Bertani - L'83% dei direttori ospedalieri è consapevole dell'importanza dell'utilizzo di criteri di risk management in ospedale per migliorarne il livello di sicurezza, nel contempo è anche consapevole della scarsità di competenze. Competenze che, secondo il 91% dei medici, devono essere aggiornate e arricc
hite".

(16/05/2006)
 
 


Errori in corsia uccidono 14mila italiani l'anno

Sono 320mila l'anno, pari al 4% dei circa 8 milioni di italiani ricoverati in 12 mesi negli ospedali della penisola, i concittadini che sperimentano 'effetti avversi' legati a errori in corsia. Tragiche sviste che ogni anno costano la vita ad almeno 14mila connazionali, con cause di risarcimento intentate a 12mila medici (+184% nell'ultimo decennio). A ricordare i dati e' il Cineas (Consorzio universitario per l'ingegneria nelle assicurazioni) del Politecnico di Milano, che oggi nel capoluogo lombardo, durante il convegno 'L'ospedale sicuro: realta' o miraggio', ha presentato i risultati di un'indagine condotta su 100 direttori sanitari, direttori generali ed esperti di gestione del rischio di ospedali (76%) e Asl (24%) in sei regioni dello Stivale (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Sardegna). Risultato: per il 75% delle strutture sanitarie, specie al Nord, la 'ricetta della prevenzione' e' imparare dagli errori passati per evitarne altri in futuro; e il 91% di Asl e ospedali chiede piu' formazione sul risk management. Superlavoro, stanchezza e distrazione. Ma anche cattiva organizzazione, macchinari vecchi, prescrizioni illeggibili, scambio di farmaci diversi confezionati in flaconi simili e imprevisti operatori, con sprechi per miliardi di euro a carico di Servizio sanitario nazionale e Regioni. Complici tutti questi fattori, calcola il presidente del Cineas, Adolfo Bertani, "e' come se in un anno cadesse un jumbo ogni due settimane". Con un numero di morti che, "in 5 anni, cancellerebbe dalle cartine geografiche una citta' delle dimensioni di Pavia". Il 59% degli intervistati punta il dito contro "la mancanza di procedure adeguate", e per il 75% del campione il luogo piu' a rischio di errori ospedalieri e' in assoluto "il Pronto soccorso". L'83% delle strutture (in Lombardia addirittura il 100%) assicura di essersi dotato di procedure di risk management. "Ma se cosi' fosse - dice Bertani - non si spiegherebbe la richiesta di aiuto lanciata".


16 maggio 2006
Fonte: Doctor News
 

CORRIERE DELLA SERA
10 MAGGIO 2006

"Basta nascondere gli sbagli dei medici"
L'assicuratore "Eccesso di richieste di danni a rischio le polizze
[scarica pdf...]



Fonte: CORRIERE DELLA SERA

10 Maggio 2006
 

 

CORTE di CASSAZIONE - sez.penale (la causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto non è applicabile ai reati colposi)

La mancanza del consenso del paziente o l'invalidità del consenso determinano l'arbitrarietà del trattamento medico chirurgico e, quindi, la sua rilevanza penale, in quanto compiuto in violazione della sfera personale del soggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo. Il consenso dell'avente diritto, quindi, ancorchè consapevolmente prestato, perde efficacia se si risolve in una menomazione permanente (deficit della occlusione della bocca con conseguente indebolimento della funzione masticatoria), la quale incide negativamente sul valore sociale della persona umana.

(avv.Ennio grassini - www.dirittosanitario.net)
 
 


Il medico: professionista tra l’incudine del contenimento della spesa e il martello delle denunce


Non bastano le indagini della Magistratura contabile sulle presunte iper prescrizioni. Ecco le denunce dei pazienti nei confronti dei medici.
L’articolo puntuale di Simona Ravizza sulla pagina di Milano del Corriere della Sera (9 maggio 2006 pag. 1-2, Cronaca di Milano) mostra uno scenario dove sembra esistere un accanimento (qui non terapeutico) contro i professionisti medici da parte dei pazienti. Anche i medici di famiglia non ne sono immuni. I dati delle solite organizzazioni per i diritti del malato parlano di un 12% in più di denunce a Milano nel 2005, quattro ricoveri su 100 con pazienti “danneggiati”.

Il magistrato intervistato nell’articolo, dr Giulio Benedetti, dice che molto spesso, le prove per colpa grave non sono ottenibili, oppure non ci sono e aggiunge che circa il 30% dei procedimenti arriva a giudizio ma solo il 10% finisce in condanna.

Alcune doverose considerazioni. L’errore è insito nel “fare” umano, ma questa non è ovviamente una giustificazione o un’autoassoluzione preconcetta. Sta di fatto però che dovrebbe essere più sottolineato il carattere di “scienza” inesatta, quale è la medicina, che si basa su principi induttivi e non deduttivi. Costruire un modello di scienza matematica –deduttiva - per la medicina è assolutamente sbagliato e porta a conseguenze gravi e si vedono.

Quali i meccanismi di difesa: certo l’aiuto legale, di un network di avvocati specializzati in cause mediche, quando c’è stata la denuncia (anche SNAMI ne è dotato). Ma è fondamentale – e viene sottolineato nell’articolo del Corrierre- il dialogo tra medico e paziente. Senza questo mezzo si rischia di non comprendere i messaggi tra i due attori del dialogo: medico e paziente, un pericolo nei confronti di questo particolare rapporto personale  è insito nell’organizzazione in gruppi dei medici perché si rischerebbe la spersonalizzazione del rapporto stesso. Quindi comunicare è fondamentale. Un consiglio pratico per i colleghi: utilizzare sempre un programma computerizzato di gestione pazienti: serve sempre in caso di contenzioso.

Altro problema è la medicina difensiva: il medico, per sbagliare meno può chiedere consulenze, esami in modo tale da intasare il sistema per difendersi dall’accusa di malpractice, anche sulla base delle cattive informazioni in possesso del paziente, che crede nell’onnipotenza della medicina e dei suoi sacerdoti. E’ meglio una segnalazione di ASL e una denuncia della Guardia di Finanza su presunte iperprescrizioni o una denuncia della magistratura civile o peggio penale?

Stefano Nobili, Addetto Stampa Nazionale SNAMI
 

 

Impennata delle denunce ai medici

Quelle a carico di Asl e ospedali hanno segnato una crescita più moderata

Balzo in avanti per le denunce di errori medici in Italia: in meno di 10 anni sono aumentate del 184%, passando da 3.150 nel 1994 a 7.800 nel 2002. Quelle a carico di Asl e ospedali hanno segnato una crescita più moderata, intorno al 31% (da 5.100 nel '94 a 6.700 nel 2002).
Questa la fotografia emersa dal convegno 'La responsabilità professionale del medico', promosso a Verona dall'ospedale 'Sacro Cuore-Don Calabria'.

Una situazione allarmante, anche per i cittadini. Tanto che, secondo l'ultimo sondaggio sugli errori medici dell'Eurobarometro, quasi quattro europei su cinque hanno scarsa fiducia nei confronti di medici e strutture sanitarie. E, a guidare la lista dei più preoccupati (68%), sono proprio gli italiani. "Secondo le stime di alcune compagnie assicurative - precisa l'avvocato Natale Callipari, coordinatore scientifico del convegno - in Italia ogni anno, su otto milioni di ricoveri in strutture pubbliche, circa 320mila pazienti (il 4%) denunciano danni, e le richieste di risarcimento sono circa 150mila, di cui 12mila pendenti davanti ai giudici. Una situazione con altissimi costi sociali, oneri economici per il Servizio sanitario nazionale (Ssn), ma anche aggravio di lavoro per gli organi giudiziari, gia' impegnati in una mole considerevole di processi".

Si calcola, aggiunge l'esperto, che ogni denuncia costa al Ssn circa 26.750 euro. Una situazione pesante anche per i 'camici bianchi', che "rischiano di essere scoraggiati dal pericolo di sanzioni e dal costo delle assicurazioni - sottolinea Guido Alpa, ordinario di Istituzioni di diritto privato all'università La Sapienza di Roma - Occorre dunque un intervento di carattere legislativo", per mettere ordine nel settore. Anche per questo, a Verona, si e' deciso di istituire un Osservatorio sulla responsabilità del medico. Obiettivo: contribuire con dati certi alla preparazione di una riforma legislativa che affronti, "attraverso un equo contemperamento, tutti gli interessi coinvolti: da quelli del medico a quelli del paziente, ma anche della struttura sanitaria, del personale paramedico e del mondo assicurativo", sottolineano gli esperti.

Fonte: Doctor News

 

CORTE dei CONTI

E' fonte di danno erariale la posizione attendistica del medico in servizio, in assenza del primario; come si valuta, nel giudizio contabile, l'accertamento della responsabilità del dipendente

- Un preposto alla funzione sanitaria è obbligato, in circostanze comportanti pericoli e pregiudizi al nascituro, ad attuare, per necessità sopraggiunte, tutte le accortezze ritenute più idonee per salvaguardare il diritto alla salute, anche in assenza di precise indicazioni da parte del primario o dell'aiuto, ed in modo particolare nel caso in cui questi risultino al momento assenti e perciò non in grado di dare suggerimenti o indicazioni atti ad evitare che una lunga esposizione alle sollecitazionidel travaglio possa essere fatale.

La mancata decisione di procedere all'accelerazione necessaria del parto, pur in assenza di altro sanitario, è in contrasto non solo con lo stato di necessità e con una situazione obiettivamente critica venuta a determinarsi
ma anche col codice di deontologia medica che all'art. 3, in ossequio a norme costituzionali, stabilisce quali compiti del medico, quello della difesa e del rispetto della vita, della salute fisica e psichica della persona umana.

 - Nel giudizio istaurato dinanzi alla Corte dei Conti per potersi desumere la responsabilità del sanitario dipendente , si rende necessaria la coesistenza di questi elementi:

a ) effettiva preposizione allo svolgimento delle relative funzioni pubbliche durante il periodo di insorgenza del danno, in modo da concretare quel rapporto causale tra l'azione e l'evento;

b ) sussistenza di quegli elementi psicologici ( dolo o colpa grave ) previsti dalla legge n. 20/1994, da valutarsi in relazione alla effettiva operatività di questi, per ragioni di servizio, nella struttura pubblica

(Avv.Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)
 
 

Responsabilità medica, nasce l'osservatorio

Mettere a punto una proposta di legge, che tenga conto del contributo di medici, giuristi, assicuratori e associazioni di pazienti, per tutelare medici e pazienti. E' solo uno degli obiettivi dell'Osservatorio sulla responsabilità del medico, nato oggi durante un convegno a Verona. "Si tratta di un'iniziativa - spiega l'avvocato Natale Callipari - che punta a monitorare le cause all'origine degli errori sanitari, per prevenire ulteriori danni ai pazienti".

L'Osservatorio, forte del contributo di avvocati, medici, docenti universitari e specialisti del settore, si pone anche altri ambiziosi obiettivi: analizzare la giurisprudenza italiana in materia, promuovere studi comparativi a livello internazionale sulla responsabilita' sanitaria, realizzare un centro dedicato alla formazione sul rischio in sanità. Ma anche dar vita a una testata giornalistica che punti a informare i medici sulle novita' nel settore, stimolare la formazione di gruppi di studio e di lavoro a tema, avviare contatti con i media "nell'interesse della verita' - sottolineano gli ideatori - per evitare frettolose informazioni su fatti di pretesa malasanita', spesso presentati senza controllo o senza il commento del medico e delle strutture interessati". Infine, l'Osservatorio approfondirà temi come l'utilità del ricorso all'arbitrato nei casi di contenzioso medico-paziente e l'utilità dell'assicurazione obbligatoria contro i rischi professionali del medico.

Fonte: Doctor News

 

Tribunale di Mantova

Non è responsabile il medico che non prospetta la necessità di un esame prenatale

In presenza di esito negativo del bi-test, dell'età non a rischio della donna, della mancanza di specifici fattori di rischio, dell'andamento costantemente regolare della gravidanza, del carattere non preoccupante del riscontrato difetto di peso della nascitura (e, quindi, in assenza di dubbi diagnostici) è ragionevole ritenere che, un medico specialista di media attenzione e diligenza  non avrebbe avuto necessità' di  prospettare  in termini di necessità o di consigliabile opportunità l'effettuazione dell'esame del cariotipo fetale che  avrebbe consentito con certezza la diagnosi prenatale di una riscontrata malformazione cromosomica. (Avv.Ennio Grassani)


Fonte: Diritto Sanitario
 


Errori medici: aumentano le denunce. Una proposta di legge dell'osservatorio
sulla responsabilità professionale del medico

In dieci anni le denunce di errori medici sono aumentate del 184%, passando da 3.150 nel '94 a 7.800 nel 2002. Quelle a carico di Aziende sanitarie locali e ospedali hanno invece segnato un aumento più moderato, ma che si aggira comunque intorno al 31 per cento, da 5.100 del '94 sono arrivate a 6.700 del 2002. La situazione è emersa dal Convegno "La responsabilità professionale del medico", promosso dall'Ospedale "Sacro Cuore-Don Calabria", che si è tenuto oggi a Verona. In più in Europa a guidare la  lista dei più preoccupati (68% dei cittadini) c'è proprio l'Italia, con uno  dei più bassi livelli di fiducia nei confronti dei professionisti della sanità.

"Secondo le stime di alcune compagnie assicurative - ha dichiarato Natale Callipari, coordinatore scientifico del Convegno - in Italia ogni anno su  otto milioni di ricoveri in strutture pubbliche circa 320mila pazienti (il 4%) denunciano danni (dei quali un quarto dovuti a colpa professionale accertata) e le richieste di risarcimento sono circa 150mila, di cui 12mila pendenti davanti ai giudici. Questa situazione porta inevitabilmente a rivolgere l'attenzione verso gli altissimi costi sociali, che si riferiscono non solo agli oneri economici sul Servizio Sanitario nazionale, ma anche all'aggravio di lavoro per gli organi giudiziari già impegnati in una mole considerevole di processi. È stato calcolato che ogni denuncia costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 26.750 Euro".

Nel corso del convegno di Verona, al quale hanno preso parte eminenti rappresentanti del mondo giuridico, è emersa la necessità di promuovere un cambiamento culturale strutturato e sistematizzato che affronti in maniera adeguata il problema della responsabilità del medico, cambiamento che nel mondo anglosassone è già iniziato da tempo.

"Si deve superare l'approccio punitivo dell'errore - ha spiegato Sergio Licheri, direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità - È molto facile, di fronte a qualcosa che non ha funzionato, limitarsi alla colpevolizzazione dell'operatore direttamente coinvolto, che in realtà è solamente l'ultimo e più debole anello della catena degli eventi che hanno innescato l'errore. Al contrario ciò che serve è un sistema che renda possibile la rilevazione di tutti gli errori, anche quelli che non hanno generato un evento avverso, consentendo l'analisi approfondita e la ricerca delle cause".

"Bisogna poi considerare - ha aggiunto Luigi Ciampoli, Sostituto procuratore Generale della Corte di Cassazione - che la scienza medica, proprio perché in continua evoluzione, non acquisisce mai il carattere di definitività, pertanto è evidente la problematicità di un trasferimento di "certezze momentanee" dal campo medico a quello giuridico. Si è reso quindi necessario un elemento chiarificatore che la Corte di Cassazione ha pronunciato nel
2002 nel quale abbiamo cercato di individuare gli elementi su cui fondare un giudizio di responsabilità del medico".

Il convegno si è concluso con la decisione di istituire un Osservatorio sulla responsabilità del medico al fine di contribuire con dati certi alla preparazione di una riforma legislativa che affronti, attraverso un equo contemperamento, tutti gli interessi coinvolti: da quelli del medico a quelli del paziente, della struttura sanitaria, del personale paramedico e del mondo assicurativo.

"L'iniziativa di istituire - ha concluso Natale Callipari - un Osservatorio sulla responsabilità del medico risulta quanto mai auspicabile. L'Osservatorio avrà il compito di presentare una proposta di legge, monitorare le problematiche che determinano l'insorgenza dei casi di responsabilità sanitaria, oltre che promuovere studi e ricerche comparative sulla giurisprudenza degli altri Paesi".
 

 

Simg, 700 medici a lezione di Risk Management

Ventidue corsi di formazione in altrettante città italiane, 68 docenti, 700 medici e specialisti coinvolti, da maggio a luglio. Tema degli incontri: il clinical risk management. Un'iniziativa fortemente voluta dai 'camici bianchi' e in particolare dai medici di medicina generale, rappresentati dalla Società Italiana di Medicina Generale (Simg) per fronteggiare il problema degli errori in medicina, responsabili di oltre 30mila decessi in Italia, e di cause legali per un costo complessivo annuale pari all'1% del Pil. "Abbiamo bisogno di apprendere concreti strumenti anti-errore - sottolinea Claudio Cricelli, presidente nazionale Simg - per non trovarci periodicamente nell'occhio del ciclone. Non dimentichiamo infatti che negli ultimi anni le cause intentate contro i medici sono aumentate in modo sensibile. Non solo, se in passato queste controversie per 'malpractice' o per errori professionali venivano sollevate quasi esclusivamente nei confronti di specialisti, negli ultimi anni si registra un trend al rialzo anche per le cause contro i medici di famiglia". Il primo corso è previsto a Varese il 6 maggio. Altri 12 sono indirizzati ai gastroenterologi. Per entrambe le categorie i corsi vengono tenuti da esperti in clinical risk management provenienti dall'area istituzionale, dall'Università e dalle Regioni. "Il prossimo obiettivo della Simg - sottolinea Cricelli - è concentrarsi sull'appropriatezza prescrittiva, altro aspetto fondamentale della cosiddetta clinical governance, concetto anglosassone che racchiude in sé tanti obiettivi ma un solo ideale, la volontà di gestire la realtà sanitaria italiana secondo un'ottica aziendale che ottimizzi le risorse a favore dei pazienti

Fonte: Doctor News

 

CORTE di CASSAZIONE - sez. penale
(il medico neurologo non puo' rifiutare indebitamente una visita specialistica richiesta con urgenza)


Le condizioni del paziente, in rapporto sia alla persistenza della cefalea, sia, soprattutto, alla sua resistenza ad ogni terapia, (come si evince dalla richiesta di visita specialistica urgente), impongono al medico l'obbligo, non soltanto evidente, sotto il profilo di una accettabile deontologia professionale, ma giuridicamente incontestabile, di procedere, in ogni caso, ad una visita per una opportuna, quanto intuibilmente necessaria, prima valutazione della situazione clinico - diagnostica del paziente, salvo, poi a valutarne i necessari ed opportuni sviluppi, come un eventuale ricovero in struttura ritenuta adeguata.

Fonte: Dirittosanitario
 

Cassazione Civile III sezione Numero 22894 11/11/2005


R.C. Medica - Evento dannoso - Nesso di causalità - Accertamento - Probabilità scientifica


Con riguardo alla sussistenza del nesso di causalità tra l'evento dannoso e la condotta colpevole (emissiva o commissiva) del medico o della struttura ospedaliera, ove il ricorso alle nozioni di patologia medica e medicina legale non possa fornire un grado di certezza assoluta, la ricorrenza del suddetto rapporto di causalità non può essere esclusa in base al mero rilievo di margini di relatività, a fronte di un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica. Specie qualora manchi la prova della preesistenza, concomitanza o sopravvenienza di altri fattori determinanti.

Fonte: Dirittosanitario
 

Padova: nato disabile, Usl condannata a pagare 5.000.000 euro

È nato idrocefalo, è cieco, non cammina, non riesce a rimanere in posizione eretta.

Oggi ha nove anni e mezzo, ed è condannato ad una esistenza davvero precaria, nonostante 33 interventi chirurgici, che non sono serviti a donargli una dignitosa qualità della vita. Colpa della toxoplasmosi non diagnosticata durante la gravidanza della madre.

I genitori del bambino hanno avviato una causa per risarcimento dei danni che ora si è conclusa con la sentenza di condanna dell'Usl 15 di Camposanpiero, nel padovano, che dovrà pagare 3 milioni e 508 mila euro, pari a sette miliardi delle vecchie lire. A ciò si aggiungerà la rivalutazione monetaria e gli interessi per i nove anni di vita del ragazzo, pari ad un totale di 5 milioni di euro.

E dovrà essere la stessa Unità sanitaria a dover pagare perché il giudice del Tribunale civile di Padova ha dichiarato nella sentenza ''prescritto il diritto per cui ha agito l'Usl 15 nei confronti della compagnia assicuratrice'', probabilmente per un errore o un disguido degli uffici legali dell'Usl.

Fonte: Adnkronos

 


Infezioni: in ospedale un medico su due non si lava le mani


Negli ospedali italiani un medico su due non si lava le mani fra una visita e l'altra, mettendo i pazienti a rischio di pericolose infezioni. E chi si ricorda di farlo, dedica alla pulizia a malapena dieci secondi, tralasciando di asciugarsi le mani quattro volte su cinque. A rischio soprattutto i reparti di terapia intensiva, dove nella concitazione delle cure un medico su dieci dimentica acqua e sapone.

È l'allarme lanciato dagli esperti riuniti a Firenze per il VII Congresso europeo di chemioterapia e infezioni.

''Lavarsi le mani è il primo e più semplice modo per evitare il diffondersi delle infezioni, come ha evidenziato di recente l'Organizzazione mondiale della sanità. Ma ancora oggi questa buona abitudine è appannaggio di pochi'', sottolinea Teresita Mazzei, presidente del congresso e ordinario di chemioterapia al Dipartimento di farmacologia dell'Università di Firenze. Sono proprio le mani dei camici bianchi le maggiori responsabili della diffusione delle infezioni ospedaliere, che colpiscono milioni di pazienti: almeno il 15% dei ricoverati in ospedale contrae un'infezione durante la degenza, con pesanti conseguenze in termini di mortalità, disabilità e spese aggiuntive per i Servizi sanitari.

''La fretta nel passare da un paziente grave all'altro non può essere addotta a scusa per una scarsa igiene - prosegue Mazzei - Il rischio di trasmettere infezioni aumenta molto, e i medici dovrebbero saperlo meglio di chiunque altro. Basta poco per risolvere il problema, visto che sono disponibili soluzioni e saponi efficaci per la pulizia e al tempo stesso più semplici da usare rispetto all'acqua e sapone. Con questi metodi si può convincere un medico su quattro a lavarsi le mani e non si rendono inutili le terapie antibiotiche''.

Di recente l'Oms ha presentato a Ginevra le ''Linee guida sulla corretta igiene delle mani'', che i medici saranno tenuti ad applicare prima di effettuare prelievi, iniezioni o qualunque altra pratica clinica: 103 pagine di informazioni sull'uso dei guanti, i prodotti e i metodi più efficaci per detergere le mani, le precauzioni, i programmi di controllo e i tipi di infezione per migliorare l'educazione dei medici in materia di pulizia.

Fonte: Adnkronos

 


Bologna: intervento non riuscito gli provocò impotenza, chirurgo condannato

Dopo un intervento non andato a buon fine un giovane di 25 anni divenne impotente. Per questo un chirurgo bolognese è stato condannato dal giudice monocratico di Bologna, Patrizio Magliaro, ad un mese con la condizionale e al pagamento di una provvisionale di 10mila euro. All'inizio il medico era accusato di lesioni personali gravissime, poi qualificate come gravi.

La colpa del chirurgo, secondo il capo di imputazione, è stata di aver adottato una tecnica al di fuori di un protocollo sperimentato e di uno studio clinico documentato per un intervento di ''falloplastica di aumento mediante Formacryl'', un prodotto russo usato in chirurgia estetica per aumentare il volume di alcune parti del corpo come per esempio le labbra, che ha provocato una ''deformazione e perdita della capacità di procreare conseguente a impotenza coeundi'' anche se la perizia medico-legale non ha confermato l'impotenza, ma solo un indebolimento dell'organo. Un altro errore del medico è consistito nel praticare questo tipo di intervento ad una persona immunodepressa perchè sieropositiva.

Fonte: Adnkronos

 


Responsabilità medica - Errata diagnosi e nesso di causalità nelle condotte omissive

Ancora un caso di richiesta di risarcimento danni da responsabilità medica. Il Tribunale di Milano (Sentenza, Sez. V, 12/10/2005, n. 10942), investito della questione – e conformandosi alla nota sentenza di Cassazione penale, sez. un., n. 30328/2002 – osserva che in tanto può affermarsi che, operata l’eliminazione mentale dell’antecedente costituito dalla condotta umana omessa, il risultato dannoso non si sarebbe prodotto, in quanto si possa sapere «già da prima» che sicuramente da una certa condotta attiva o omissiva scaturisce un determinato evento.

Tale consapevolezza può essere desunta dall’esperienza tratta da attendibili risultati di generalizzazione dell’esperienza comune (c.d. massime d’esperienza) oppure assumendo l’evento sotto leggi scientifiche esplicative dei fenomeni (c.d. leggi di copertura), frutto della migliore scienza ed esperienza del momento storico.

Non è, quindi, consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma del nesso causale poiché il giudice deve verificare la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile, cosicché, all’esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l’interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stato condizione necessaria dell’evento lesivo con «alto o elevato grado di credibilità razionale» o «probabilità logica».

La conseguenza di tale assunto è che l’insufficienza, la contraddittorietà, l’incertezza del riscontro probatorio in ordine alla ricostruzione del nesso causale, quindi il ragionamento dubbio in base all’evidenza disponibile sulla reale efficacia condizionante della condotta omissiva del medico nella produzione dell’evento lesivo, comportano l’esclusione della responsabilità .

Fonte: Danno e Responsabilità

 

Infezioni nosocomiali, se la degenza non serve è colpa del medico aver esposto il paziente a tale rischio


Ad avviso della Corte di Appello di Milano (sentenza del 16 febbraio 2006, n. 369), in casi come quello in esame, la responsabilità va rapportata al concetto di trattamento medico.

Tale concetto ha avuto negli ultimi decenni una rilevante estensione e precisazione: esso non può essere ridotto all'atto chirurgico, come si riteneva in origine, ma va esteso a qualsiasi atto che coinvolga la persona del paziente nella sua dimensione personale, sia fisica che psichica, per come si è venuta definendo nella elaborazione giurisprudenziale in relazione agli articoli 32 e 13 della Costituzione. In altri termini, se nella relazione giuridica che si instaura tra medico e paziente il riferimento normativo fondamentale è costituito dal diritto alla salute e dalla libertà personale del paziente stesso, il concetto di trattamento medico sarà tanto ampio quante sono le estrinsecazioni di quel diritto e di quella libertà.

E comprenderà tutti gli atti e le decisioni, che con quel diritto e con quella libertà interferiscono ad opera del medico. Potrà, quindi, trattarsi di atti chirurgici, di trattamenti farmacologici, di attività diagnostica e di tutto quanto si svolge in un contesto medico.

Se quindi può affermarsi che è trattamento medico ogni atto che "nell'ambito della medicina" incida sul diritto alla salute e sulla libertà personale del paziente, è necessario concludere che anche il ricovero ospedaliero rientri nel concetto ampio di trattamento medico, quale condizione ambientale ritenuta necessaria per lo svolgimento dell'attività di diagnosi e cura. D'altra parte non è sostenibile che il fatto del ricovero in sé sia qualcosa di estraneo all'attività medica, come un mero sfondo neutro della stessa.

Il ricovero ospedaliero è necessario per lo svolgimento di alcune attività mediche, ma è anche fonte di rischi specifici, ben noti nella letteratura medica, ai quali è esposto il paziente per il solo fatto di trovarsi in ospedale.

Da ciò discende che il ricovero ospedaliero, al pari di ogni altro trattamento, deve rispondere a corretti criteri di indicazione medica, e deve quindi essere il risultato di una valutazione bilanciata tra i benefici attesi (la realizzabilità di necessarie attività di diagnosi e cura) e i noti rischi connessi. Di conseguenza, così come una dimissione anticipata può essere ingiustificata e fonte di responsabilità (se il ricovero era necessario per la realizzazione del diritto alla salute del paziente e dalla dimissione è conseguito un danno), alla stessa stregua un ricovero protratto senza necessità medica può essere fonte di responsabilità, se non altro come condotta imprudente e contraria alle corrette pratiche cliniche, quando ha esposto il paziente ai rischi connessi al ricovero, in primis le infezioni nosocomiali, senza alcuna necessità di tipo medico. In tale ultima ipotesi il ricovero costituisce un'indicazione errata e una fonte di danno.

Nel caso in esame è accaduto che il percorso clinico del paziente non sia stato individualizzato, che il paziente sia stato trattenuto in ospedale in assenza di una indicazione medica e che gli siano stati somministrati farmaci (i cortisonici) senza alcuna necessità per il tempo del ricovero non necessario. Tutto ciò ha reso un rischio medio-basso, come rischio strettamente riferito all'intervento chirurgico, in un'esposizione altamente rischiosa alle infezioni nosocomiali.

Fonte: Il Quotidiano Giuridico

 


Ogni anno 32 mila morti per errori negli ospedali italiani
 

I morti per errori medici negli ospedali italiani sono più numerosi delle vittime degli incidenti stradali. E rappresentano il 2,5% del totale dei decessi che registrano ogni anno nel nostro Paese. Ma la situazione, secondo l’Istat, è perfino più allarmante di quanto possano dire da soli i 32 mila morti in corsia per errori sanitari: nel quadro vanno infatti inseriti anche gli altri 300 mila casi in cui, sempre per errore, viene pregiudicata e seriamente danneggiata la salute del malato.

Ma c’è di più: una fetta consistente degli sbagli commessi dai camici bianchi italiani, più o meno uno su sei (vale a dire 5.000 l’anno) è attribuibile a un ragionamento sbagliato, definito errore cognitivo, e non a negligenza o incompetenza del medico. Questo fa presupporre che almeno una parte di essi possa essere evitata.

Da questa considerazione nasce il libro “La dimensione cognitiva dell’errore in medicina”, di Vincenzo Crupi e Gian Franco Gensini, presentato a Roma.

 

 
 

I
l personale sanitario deve informare i pazienti degli errori commessi

a cura di Giulio Marcon

Il problema se si deva o meno informare il paziente degli errori eventualmente commessi nelle cure agita da anni il mondo sanitario. Il problema è stato questa volta sollevato (guarda caso) dagli avvocati civilisti britannici che richiedono per medici e managers sanitari un "codice di onore" relativamente ad errori o negligenza commesse nelle cure. Dato che, come è noto, il Risk Management nasce negli USA con lo scopo di limitare l'esposizione economica dovuta alle cause per malpractice ed ai relativi risarcimenti, è chiaro come il mondo anglosassone sia molto restio a rivelare spontaneamente al paziente gli eventuali errori commessi.
Di fatto nel Regno Unito, come già è avvenuto in aprile negli USA, si è tentato di limitare i risarcimenti miliardari proponendo un "risarcimento conciliatorio" di un massimo di 30.000 UK£, evitando così le attese e le lungaggini del giudizio. Questo principio media tra le richieste di depenalizzazione avanzate dei medici e le richieste dei danneggiati e dei loro legali.
I pazienti manterrebbero il diritto di presentare denuncia se lo desiderano, ma se preferiscono, possono optare per un risarcimento immediato (che risarcisce il danno ed evita quindi denuncia e processi).
Nel caso del danno cerebrale perinatale (che rappresenta il 5% delle denunce, ma il 60% dei risarcimenti) al risarcimento immediato viene aggiunto un "pacchetto" di cure gratuite, di un reddito mensile fino a 100.000 UK£ per anno, un contributo per l'adattamento della casa fino a 50.000 UK£ più ulteriori 50.000 UK£ per il danno esistenziale.
Le associazioni mediche sono state naturalmente soddisfatte, mentre le associazioni dei pazienti si mantengono caute specie per la situazione di scarsa garanzia delle famiglie.
Gli avvocati si dicono invece soddisfatti per la possibilità, prevista dalla legge, che i parenti hanno di scegliere liberamente un avvocato per essere aiutati a vagliare l'opzione migliore.

 

 

ASSIMEDICI Srl
20123 Milano, Viale di Porta Vercellina 20 - Tel. (+39) 02.91.98.33.11 - Fax (+39) 02.87.18.19.05
Recapiti Roma: Tel. (+39) 06.98.35.71.16 - Fax (+39) 06.23.32.43.357
Recapiti London (UK): Tel. (+44) 20.35.29.61.35 - Fax (+44) 20.35.29.10.29
www.assimedici.it E-mail info@assimedici.it PEC info@assimedici.eu
Partita Iva e Codice Fiscale 07626850965 - Iscrizione RUI B000401406 del 12.12.2011 - Capitale Sociale 50.000,00 i.v.