A cura di
Attilio Steffano
Con il contributo di
Carlo Bernabei, Serena Bocchi, Francesco Cammarata,
Gioacchino Cartabellotta, Andrea Frontino, Luca Polli,
Alessia Roia, Luca Steffano
Descrizione
L’esperienza storica ha più volte dimostrato come, nei momenti di crisi, l’ingegno e
la resilienza umana trovino nuovo slancio, generando innovazione e progresso. La
pandemia da COVID-19 ha rappresentato un punto di svolta per la telemedicina,
settore che, pur presente dagli anni ’70 del Novecento, ha conosciuto
un’accelerazione senza precedenti, divenendo uno strumento indispensabile per
garantire la continuità assistenziale nel rispetto delle esigenze di distanziamento
sociale.
Oggi si registrano numerosi progetti volti al potenziamento e alla diffusione della
telemedicina, sia a livello internazionale che nel contesto nazionale. Sebbene, infatti,
la telemedicina sia stata inizialmente concepita come una soluzione per colmare le
lacune sanitarie nelle aree geograficamente isolate o carenti di strutture adeguate, il
suo impiego si è progressivamente esteso a contesti urbani e a sistemi sanitari
altamente sviluppati. L’adozione di strumenti di telemedicina non solo agevola la
gestione delle emergenze e delle malattie croniche, ma ha il potenziale di poter
contribuire anche a una migliore allocazione delle risorse sanitarie, alla riduzione dei
tempi di attesa e alla limitazione dei costi operativi, aumentando l’efficienza
complessiva dei sistemi sanitari.
La telemedicina si inserisce nell’ampio ambito dell’e-Health e costituisce una
modalità innovativa di erogazione delle prestazioni sanitarie, fondata sull’impiego
di tecnologie digitali e telematiche per consentire l’interazione tra professionisti
sanitari e pazienti a distanza. Non si tratta, dunque, di una disciplina autonoma, ma
di un metodo per l’erogazione di servizi sanitari, con evidenti vantaggi come l’equità
di accesso alle cure, il contenimento della spesa sanitaria, la tempestività
dell’intervento medico, con effetti anche sulle liste d’attesa.
Nonostante tali benefici, la diffusione della telemedicina incontra ancora
significative resistenze, in particolare di natura socio-culturale. Permane, infatti, la
percezione che il rapporto fiduciario tra medico e paziente necessiti
imprescindibilmente della presenza fisica. Al contrario, la telemedicina può favorire
una maggiore partecipazione del paziente al proprio percorso di cura, rafforzando la
c.d. “alleanza terapeutica” con il medico. Tale ostacolo culturale potrà essere
progressivamente superato attraverso iniziative di formazione e informazione rivolte
sia ai professionisti sanitari che alla cittadinanza.
L’evoluzione tecnologica amplia costantemente le aree di applicazione della
telemedicina, che oggi include il monitoraggio remoto di parametri vitali, la
trasmissione di immagini diagnostiche, la refertazione a distanza, il teleconsulto
specialistico, l’assistenza e la riabilitazione, la gestione delle emergenze sanitarie e
persino la chirurgia robotica.
Tuttavia, restano da affrontare questioni fondamentali, tra cui la sicurezza delle
prestazioni sanitarie erogate a distanza. Il principio della sicurezza delle cure, sancito
dalla Legge 8 marzo 2017, n. 24, deve infatti trovare piena applicazione anche
nell’ambito della telemedicina. In tal senso, la Mission 6 del Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede la realizzazione di una Piattaforma Sanitaria
Nazionale che potrebbe rappresentare un volano per il consolidamento della
telemedicina nel nostro Paese.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la responsabilità professionale sanitaria
nell’ambito della telemedicina. Ci si interroga se tale modalità generi un regime di
responsabilità aggiuntivo o peculiare rispetto all’atto medico tradizionale. Se, da un
lato, la prestazione medica resta tale a prescindere dalla modalità di esecuzione,
dall’altro emergono nuovi profili di responsabilità strettamente connessi alla
sicurezza della prestazione, che coinvolgono: la competenza del professionista
nell’utilizzo delle tecnologie telematiche; l’adeguatezza e l’affidabilità dei sistemi
informatici impiegati; la sicurezza dei dati e la tutela della riservatezza ed il consenso
informato specifico per la telemedicina.
Inoltre, la telemedicina determina un fenomeno di responsabilità solidale tra i diversi
soggetti coinvolti nel processo assistenziale, tra cui il professionista sanitario, la
struttura sanitario del servizio, il centro erogatore ed il centro servizi.
Attualmente, il quadro normativo è ancora carente di una disciplina organica della
telemedicina. La Legge n. 24/2017 (c.d. Legge Gelli – Bianco) menziona tale ambito
solo incidentalmente, stabilendo all’art. 7 che la responsabilità delle strutture
sanitarie si estende anche alle prestazioni erogate attraverso la telemedicina.
Tuttavia, appare necessaria un’azione legislativa più incisiva per regolamentare in
modo chiaro e uniforme le condizioni di accesso e utilizzo di questa modalità
assistenziale.
L’evoluzione della telemedicina solleva anche il tema della copertura assicurativa
per le prestazioni sanitarie a distanza. Tuttavia, nell’ambito della responsabilità
professionale, la risposta assicurativa è ancora frammentaria e non pienamente
adeguata alle nuove esigenze. L’efficacia della copertura assicurativa dipende spesso
dall’interpretazione delle clausole contrattuali e, in ultima istanza, dall’intervento del
giudice.
Infine, occorre guardare al futuro ed alle innovazioni che arriveranno con l’avvento
dell’intelligenza artificiale, che stravolgerà il settore sanitario, così come la maggior
parte dei settori economici.
In tale contesto, risulta oggi indispensabile che tutti gli attori coinvolti, quali
istituzioni, operatori sanitari, legislatori e assicuratori, cooperino per favorire il
passaggio della telemedicina da una fase emergenziale e sperimentale a un assetto
normativo e operativo consolidato. Solo attraverso una regolamentazione chiara e
coerente sarà possibile sfruttare appieno il potenziale innovativo della telemedicina,
garantendo al contempo sicurezza giuridica ai professionisti e tutela effettiva ai
pazienti.
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